Il GO: tutti i segreti del famoso gioco giapponese

Il GO: tutti i segreti del famoso gioco giapponese

Ci soffermiamo spesso sui divertimenti moderni legati al Giappone, come i videogame, gli anime e i manga, ma ci sono elementi della tradizione che hanno influenzato anche quelle parti della cultura pop che tanto amiamo.
Come per esempio il gioco del Go, lo Shogi, Othello o l’Hanafuda.

Oggi parliamo del Go.
Lo abbiamo visto come protagonista in Hikaru no Go disegnato da Obata Takeshi (che vi ricorderete sicuramente essere anche mangaka di Death Note) e come comparsa in Hunter X Hunter, Bleach, Prison school e Durarara!!

In Giappone, il Go, si è diffuso nel VIII secolo presso la corte imperiale, per capirci quando la capitale era Nara, e poi cominciò a giocarci anche il popolo a partire dal XIII secolo.
Poi, durante il periodo in cui Tokugawa Ieyasu era al potere, accadde qualcosa degno di un manga – mi stupisco che non l’abbiano ancora scritto- , ovvero vennero fondate 4 storiche scuole di Go:

• Honinbo fondata dal monco buddhista Nikkai
Yasui
Inoue
• Hayashi

Queste 4 scuole, con i loro stili e i loro campioni, si affrontavano una volta all’anno al cospetto dello Shogun in una competizione chiamata “Le partite del castello”.
Solo un l’armatura vincerà… Ah no scusate, quella è un’altra storia.

Ma in cosa consiste il Go?

Il gioco avviene tutto su una specie di scacchiera conosciuta come goban tra i 10 e i 18 cm, solitamente in legno, su cui è disegnata una griglia larga 1,5 e lunga 1,4 shaku (unità di misura giapponese che equivale a 455×424 mm).
Ogni giocatore ha un contenitore – gokein cui tiene le sue pietre – goishi -, bianche e nere, che sono le pedine con cui si giocherà, un po’ come la dama.

Il Go è fondamentalmente un gioco di strategia.

Le pietre devono essere posizionate sulla scacchiera una alla volta a turni, e lo scopo finale è quello di conquistarla tutta, rubando territorio all’avversario.
Come in una vera battaglia si deve cercare di accerchiare le pedine nemiche e costringerle ad arretrare se non, addirittura, alla resa.
Il nero muove sempre per primo.
Ogni giocatore può posizionare una goishi in un’intersezione libera, chiamata libertà, e una volta che si riesce a mettere più pietre affiancate, sia in orizzontale sia in verticale (no in diagonale), si dicono collegate. Più ce ne sono più il gruppo di cui fanno parte cresce e viene quasi considerato una pedina unica grande.
Non possono esistere gruppi senza libertà sul goban. Se si toglie l’ultima libertà all’avversario il suo gruppo viene catturato o ucciso, e quindi dev’essere rimosso dalla scacchiera.
È possibile “passare” ovvero saltare un turno nel caso non si sappia cosa fare o non si abbiano più mosse da fare.

La partita finisce quando entrambi i giocatori passano.

Sì, lo so, sembra complesso, e lo è come tutti i giochi di strategia quando si comincia a giocare per la prima volta.
Man mano che si va avanti si comincia a riflettere bene sulle mosse, su come disporre le pedine, su quando lasciare terreno e quando prenderlo.
Alla fine, come nella vita, vince chi ha più libertà.

I 10 comandamenti del go

1. La gola non porta alla vittoria.
2. Si penetra la sfera avversaria gentilmente e semplicemente.
3. Se attacchi il tuo avversario, presta attenzione alle tue spalle.
4. Abbandona il bottino facile, e combatti per l’iniziativa.
5. Lascia che il piccolo cada, concentrati sul grosso.
6. Se sei in pericolo, abbandona qualcosa.
7. Sii prudente, non vagare a casaccio qua e là sul goban.
8. Se necessario, rendi colpo per colpo.
9. Se il tuo avversario è forte, proteggiti.
10. Se il tuo gruppo è isolato al centro di un’influenza avversa, scegli la via pacifica.

Avete voglia di provare a giocare?

Tommaso In Giappone
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