La creatrice di Lady Oscar si racconta: per le donne è un personaggio rivoluzionario

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Oltre le barriere del maschile e del femminile, Lady Oscar rappresenta per un’intera generazione – quella che attualmente viaggia attorno ai 40 anni – una vera icona del superamento dell’identità di genere. “Le Rose di Versailles”, questo il titolo originale del manga giapponese, ha voluto essere un’opera di rottura in un’epoca in cui certi discorsi erano ancora delicati e a disegnarla è stata una donna dall’apparenza delicata, ma dal carattere di ferro. Riyoko Ikeda in questi giorni è a Roma.


“Originariamente ero studentessa di Filosofia presso l’Università di Tsukuba. In tanti mi dicevano che si sarebbero aspettati un radioso futuro da me, solo per criticarmi per il fatto di essere diventata una disegnatrice di manga”, racconta a un gruppo di giornalisti presso la residenza romana dell’ambasciatore del Giappone Hiroyasu Ando. Ikeda è nella capitale per prendere parte al Romics, il festival dei fumetti arrivato alla decima edizione (30 settembre-3 ottobre, Nuova Fiera di Roma),  ma anche per tenere un concerto di musica classica il primo ottobre presso la chiesa di Santa Marta al
Collegio romano nella veste di soprano. La “mangaka”, infatti, da anni si dedica al canto e, dopo aver iniziato a studiare musica a 47 anni, è oggi in Giappone un’apprezzatissima cantante.


Per tutti però resta l’autrice di Lady Oscar, uno dei manga (arrivato in Italia negli anni ’80 come serie animata) più discussi e amati. Narra la storia di una
ragazza, Oscar François de Jarjayes appunto, che negli intrighi della Francia rivoluzionaria, educata come un maschio, è a capo della Guardia reale. Narrata sul filo dell’incertezza per quanto riguardal’identità sessuale, la storia ha subito anche in Italia ripetuti tagli. Peggio è andata negli Stati Uniti. Le scene famose in cui Oscar e André (il personaggio maschile più importante) si scambiano effusioni “ancora oggi in America – racconta la disegnatrice – non vengono pubblicate”.


Un’opera, insomma, che andava controcorrente, in un Giappone ancora profondamente sessista. “Quando ho scritto Lady Oscar era sicuramente difficile per una donna, e particolarmente per una donna in Giappone, guadagnarsi da vivere da sé. C’erano resistenze da parte degli uomini”, racconta. Anche nel mondo dei “mangaka”, la retribuzione delle donne, a parità di carriera e pubblicazioni era la metà. “Una donna che raggiungeva una condizione più alta di un uomo veniva osteggiata. Mi è capitato – racconta – di avere telefonate di insulti di uomini nei miei confronti”. Questa figura della donna che “ai tempi della
Rivoluzione francese, per seguire la propria volontà e realizzazione, una donna doveva vestirsi da uomo”, come ha spiegato Ikeda, faceva breccia sulle ragazze giapponesi di quei tempi. “Per le donne del Giappone – ha affermato la disegnatrice – il personaggio poteva risultare rivoluzionario”.

 

Virgilio

Tommaso Rossi

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