La Dorna vuole Kawasaki in MotoGP

altI team della MotoGP si sono riuniti ad Hamamastu, sede della Suzuki e di tutti i reparti di sviluppo e ricerca delle 4 sorelle giapponesi, per discutere del futuro della classe regina del Motomondiale.
Presenti all’incontro anche la Dorna e Livio Suppo, in rappresentanza della Ducati. Si tratta di un incontro decisivo, destinato a dare una svolta epocale a un campionato che, nonostante la popolarità planetaria, inizia a denunciare i sintomi di un’influenza potenzialmente devastante.

Stop ai costi. Prima che sia troppo tardi
I budget di spesa necessari allo sviluppo delle moto-prototipo della Motogp – uniti ai mesti risultati in gara – hanno spinto Kawasaki ad annunciare il ritiro dalle corse. La rinuncia ha allarmato la Dorna, che si è immediatamente attivata nella speranza di far cambiare idea al colosso di Akashi.

Carmelo Espeleta, patron dell’organizzazione catalana, ha in serbo un ventaglio di proposte finalizzate proprio a recuperare la Kawasaki.
Le ipotesi sono varie. Si parte dall’iniezione di nuovi capitali portati da importanti sponsor spagnoli, alla più probabile fusione con il team di Aspar Martinez, che già corre nelle classi 125 e 250 del Motomondiale.

Non si esclude però che la Kawasaki decida autonomamente di rientrare nei giochi. A patto però che l’escalation dei costi si arresti, e che inizi anzi una revisione dei regolamenti utile a rinfoltire una griglia di partenza che rischia di gridare pietà. Che spettacolo possono regalarci 16/17 moto al via?
Le categorie inferiori ci insegnano che lo show nelle retrovie e le rimonte dalle ultime posizioni sono parte essenziale delle corse motociclistiche.

Tetto salariale ai piloti e motori più duraturi
Al vaglio dei responsabili delle squadre ci sarebbe anche l’ipotesi di calmierare gli stipendi dei piloti della MotoGP (si parla oggi di cifre superiori ai 3 milioni di Euro all’anno per i top rider), una voce che incide non poco sui bilanci di spesa delle case costruttrici.
Un altro tema certamente dibattuto ad Hamamastu riguarda la longevità dei motori. Sino ad oggi è stata la ricerca delle massime prestazioni a guidare il lavoro dei tecnici e degli ingegneri della MotoGP. I motori erano progettati per reggere nell’arco di un solo gran premio. Da domani le cose potrebbero cambiare e, insieme ai consumi e alla ricerca dei cavalli, potrebbe arrivare un altro parametro: il numero minimo di gare che un motore deve affrontare prima di essere sostituito.

Marco Melandri e John Hopkins aspettano le decisioni prese nella terra del Sol Levante.
Tra poche ore sapranno se li attende un anno sabbatico o l’asfalto bollente di Losail, dove si correrà il primo Gp della stagione 2009 (12 aprile).

FONTE: LA STAMPA

Tommaso Rossi

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