L’Italia di Monti piace anche in Giappone

Tokyo – Il premier Mario Monti incassa il plauso anche del Giappone, a stretto giro dall’ampio consenso raccolto al summit sulla sicurezza nucleare di Seul, l’impegno di un rafforzamento dei legami e offre un sostegno all’avvio di un negoziato di libero scambio tra Ue e Tokyo, solo «di fronte a passi concreti», l’abolizione delle barriere non tariffarie.
«Ho grande considerazione e apprezzamento per il presidente Monti e per le sue capacità di guida e indirizzo del Paese che tramite lo sforzo delle riforme ha restituito credibilità all’ Italia presso l’intera comunità internazionale», ha detto il primo ministro nipponico Yoshihiko Noda, incontrando la stampa dopo il primo vertice bilaterale in 5 anni nel Sol Levante.
Toni netti rispetto alle abitudini nipponiche e che rimarcano l’interesse sui passi fatti dall’Italia (ed Europa) contro la crisi, i cui sforzi potrebbero essere d’aiuto per il Giappone visti i rapporti deficit/Pil all’8% e debito/Pil al 211%. Sull’accordo siglato per i contributi previdenziali, «pur consapevole dell’importanza del tema anche in vista di maggiori investimenti reciproci, vi è un problema – ha detto da parte sua Monti – di copertura finanziaria degli oneri che derivano dalla ratifica, ma considereremo con molta attenzione il tema».

Il ministro delle Difesa, Giampaolo Di Paola, sarà in Giappone, probabilmente a giugno. Una “preziosa” occasione per rilanciare le collaborazioni bilaterali nel settore difesa e in progetti industriali congiunti. La giornata del premier, nel roadshow in Asia per spiegare «che l’Italia non è più fattore di crisi, ma di forza», si è aperta con un faccia a faccia con il ministro delle Finanze Jun Azumi, al quale è seguita la “lecture” al convegno organizzato dal gruppo editoriale finanziario Nikkei.
Davanti a una platea “selezionata” di 600 persone (quasi 400 sorteggiate su 2000 richieste), Monti, parlando a braccio in inglese, ha detto che la crisi in Europa è «quasi» passata, grazie al Fiscal Compact (l’obbligo del pareggio di bilancio) e all’imminente definizione dei firewall, le misure anti-contagio. Mentre, sul fronte interno, hanno contato i progressi sulla stabilizzazione finanziaria (vedi il riordino delle pensioni) e le riforme (come il pacchetto liberalizzazioni) per la sostenibilità dei conti e per la crescita.

Al board della Keidanren (la Confindustria nipponica), il premier ha sollecitato un pressing sul governo per l’apertura effettiva del proprio mercato («il mercato unico giapponese»), soprattutto sui servizi. Su cui Noda, alle prese con i malumori per un’Iva da portare progressivamente dal 5% al 10% del 2015, ha promesso il suo impegno per la deregolamentazione.
«La rimozione delle barriere non tariffarie – spiegherà in serata in Professore – è una perimetrazione, un accertamento della praticabilità del campo su cui giocare la partita negoziale del libero scambio, libera da ostacoli malevoli». Si è ripetuto il copione nel “pranzo di lavoro” («molto interessante per capire meglio certe dinamiche») con, tra l’altro 13 manager di grandi banche e istituzioni finanziarie del Giappone. La Tripla B assegnata da S&P’s crea problemi di tipo statutario agli investimenti in titoli di Stato italiani da parte di alcuni fondi istituzionali, ma «ad per alcune banche commerciali conta più la prospettiva di un Paese».

Carlo Trabattoni, presidente di Schroder Investment Japan, ha spiegato che di aver visto «grande attenzione nei manager giapponesi alle parole del premier, con la volontà di capire lo scenario europeo». Sul ritorno degli investitori sui titoli di Stati italiani, comunque, ci sono già i segnali delle aste del 2011 andate a buon fine. Domani, Monti, su richiesta nipponica, avrà una giornata di relax a Kamakura, località turistica a 60 km circa a sud di Tokyo: un gesto per sostenere il ritorno dei visitatori dopo il crollo seguito alla crisi nucleare di Fukushima.
IL SECOLO

Tommaso Rossi

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