Il governo acquista in Borsa e lo yen frena la sua corsa

altIl governo di Tokyo rispolvera una terapia che fu già usata in Estremo Oriente durante la crisi asiatica del 1997: l’acquisto diretto di azioni in Borsa da parte dello Stato. E non si tratta solo di ricapitalizzazione delle banche come stanno facendo tutti i paesi del mondo: secondo il nuovo piano il Giappone potrà comprare anche azioni di aziende industriali, se colpite particolarmente dalla recessione. Nel ’97 il più deciso intervento in tal senso fu quello di Hong Kong, che creò uno speciale fondo di intervento pubblico per sostenere le quotazioni di Borsa. Nell’immediato com’era prevedibile l’annuncio di questo piano ha suscitato euforìa alla Borsa di Tokyo, ed ha anche interrotto momentaneamente l’ascesa dello yen. Quest’ultimo è un fattore decisivo, forse più di ogni altro: per un’economia ancora largamente dipendente dalle esportazioni come quella nipponica, la rivalutazione dello yen provocata dalla fine del cosiddetto carry-trade è stata una sciagura. (Il carry-trade era un’operazione speculativa molto in voga nel mondo pre-crisi, quando l’appetito degli investitori per il rischio era assai superiore: consisteva nell’indebitarsi in una valuta a bassi tassi come lo yen per investire in valute dai rendimenti superiori).

A Tokyo però arriva anche una notizia decisamente negativa. E’ di oggi l’annuncio che il colosso finanziario Nomura ha sofferto una perdita ben più pesante del previsto – 342 miliardi di yen ovvero 3,8 miliardi di dollari – nel quarto trimestre 2008. Le cause di questa perdita sono in parte ricollegate alla crisi dell’Islanda e allo scandalo Madoff. E’ un brutto segnale perché finora le banche e istituzioni finanziarie nipponiche erano sembrate poco colpite dai danni della “finanza creativa”. Standard & Poor’s ha annunciato il declassamento del rating di Nomura.

Scende ai minimi dai sei anni la crescita dell’economia indiana. Lo ha annunciato la banca centrale, prevedendo per quest’anno un aumento del Pil del 6,8%. The Reserve Bank of India ha rivisto al ribasso la sua previsione precedente che era del 7,7%. Bisogna risalire al 2003 per trovare un tasso di crescita inferiore (3,8%). E si interrompe così la seria “magica” di tre anni consecutivi in cui l’economia indiana era cresciuta a tassi superiori al 9% annuo.


REPUBBLICA

Tommaso Rossi

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