Giappone, la trappola della recessione

I venti della recessione rinforzano. Adesso è l’ Oriente il più colpito. L’ Europa sembra già essersi messa al riparo con la sua stretta monetaria, la direzione è quella giusta. È il Giappone in particolare a dover fare i conti anche con le promesse mancate della Bank of Japan la quale, non intervenendo sui tassi, ha sostanzialmente fallito la “normalizzazione” della politica monetaria. Non è però tutta colpa del governatore uscente Fukui – che ha guidato il paese nel più lungo ciclo di espansione del dopoguerra con tre manovre sui tassi, un’ enormità per il Sol Levante – se ora mancano i margini di manovra per contrastare la congiuntura, perché è lo stesso errore della Federal Reserve oggi di fronte ai subprime. Un’ eccessiva serie di ribassi a catena che potrebbero portare il paese verso situazioni ingestibili come appunto la trappola della liquidità. Il Giappone si trova a dover affrontare la più brusca diminuzione da oltre 5 anni degli investimenti delle imprese. All’ inevitabile revisione al ribasso dei dati preliminari sul Pil si aggiungono quindi le pressioni sui profitti aziendali provocati dai costi crescenti delle materie prime. Ulteriore incertezza viene dai palazzi della Banca del Giappone dove prosegue lo stallo al vertice tamponato dall’ interim dell’ anziano Shirakawa. Proprio in un momento così delicato di crisi internazionale l’ istituto centrale a capo della seconda economia mondiale appare scoperto e vulnerabile per una vertenza politicoistituzionale. La Camera alta, controllata dall’ opposizione, vive ormai di ostruzionismo e ha respinto anche il secondo candidato governativo. Come potrà la BoJ, con questo stallo al vertice, agire con tempestività sui tassi o tantomeno vigilare con efficacia? I listini quindi accusano il colpo e restano deboli sulla scia del 2007. Nikkei 225 e Topix non decollano frenati dalla crisi dei consumi, dell’ edilizia e degli investimenti di capitale. Colpa anche del nuovo corso politico con l’ arrivo di Yasuo Fukuda (successo a Shinzo Abe) e a tutte le turbolenze istituzionali che ne conseguono. La Banca Centrale poi, con la scusa dell’ interim, ha rinunciato del tutto ad alzare il costo del denaro che magari avrebbe potuto contenere il contagio della crisi dei mutui americani. Questo ha portato ad un’ abnorme divaricazione dei tassi a breve della curva verso gli Usa. Difficile uscirne: ora una riduzione del differenziale attraverso un rialzo dei tassi stimolerebbe troppo il carrytrade frenando così il recupero dello yen.

Repubblica.it

Tommaso Rossi

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