Politica e Economia
Economia: Giappone, opportunita' o rischio inutile?
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News Dal Giappone - Politica e Economia
Scritto da Tommaso "masterplan2K5" Rossi   
Mercoledì 08 Giugno 2011 09:11

altIn pochi lo dicono esplicitamente ma in molti lo pensano: il rallentamento dell'economia statunitense dipinto dai dati macro di recente uscita (indici manifatturieri, prezzi delle case ed ordini beni durevoli tutti in calo) è stato indotto in parte dal disastro causato dal terremoto che ha colpito il Giappone l'11 marzo. Nulla di strano, sia chiaro, che l'economia sia un sistema globale è un fatto noto ed è quindi normale che il brutto incidente occorso alla componente giapponese (terzo motore in ordine di potenza della complessa macchina mondiale) abbia causato un rallentamento generalizzato.

Dal Giappone arrivano però segnali incoraggianti che permettono di ipotizzare un riassorbimento dello shock causato dall'accoppiata sisma e tsunami in tempi forse più rapidi di quelli previsti: un esempio tra tanti, il comparto auto, tra i più colpiti nei livelli di output e sicuramente tra i più rappresentativi, potrebbe riuscire a concludere l'anno fiscale 2011 con 8 milioni circa di vetture prodotte, solo il 10% circa in meno rispetto a quelle del 2010. Le fabbriche danneggiate sono state riparate a tempo di record ed i fornitori che non sono stati in grado di rimettersi velocemente in piedi sono stati sostituiti. Certo, i costi per la ricostruzione gettano qualche ombra sulla tenuta dei conti pubblici, ma il sistema industriale appare in grado di tornare a dare il suo contributo alla crescita globale. L'effetto di freno causato dal terremoto potrebbe essere già esaurito mentre all'orizzonte sembrano profilarsi i benefici della ricostruzione.

Ma allora è già il momento per tornare ad investire sulla borsa giapponese? Una risposta positiva fornirebbe utili spunti al risparmiatore domestico che in questo momento si deve confrontare con un panorama europeo anche esso vittima di un terremoto, pur se solo finanziario. L'azionario del Sol Levante potrebbe rappresentare una scelta alternativa allettante: lo scivolone in concomitanza del terremoto ne ha abbassato le quotazioni creando un margine potenziale di crescita maggiore rispetto a quello di Europa ed Usa. Se le borse dovessero decidere di ripartire quella nipponica potrebbe avere quindi una spazio di manovra superiore.

Il punto di partenza non è incoraggiante, il prodotto interno lordo reale giapponese del periodo gennaio-marzo si è contratto dello 0,9% sul trimestre precedente, pari a un calo annualizzato del 3,7%, ma le prospettive future non sono altrettanto deludenti e si sa che i mercati si muovono più sulle aspettative che sulla storia: secondo il ministro delle Politiche economiche Kaoru Yosano l'economia "ha la forza per riprendersi" e dovrebbe comunque espandersi intorno allo 0,6/0,7% nel corrente anno fiscale, che andrà a terminare a marzo 2012. E le cose dovrebbero andare ancora meglio nell'anno successivo. Secondo la Bank of Japan la ricostruzione permetterà alla ripresa di procedere ad un ritmo più veloce, fino al 2,9% nell'anno fiscale 2012.

Il terremoto ha anche avuto l'effetto di interrompere la deflazione che piagava l'economia da un biennio limitandone la crescita (tipici effetti della deflazione sono quelli di ritardare gli acquisti dei consumatori e gli investimenti delle aziende). Ad aprile i prezzi al consumo hanno fatto registrare il primo rialzo in 28 mesi con l'indice "core", al netto di alimentari freschi, in progresso dello 0,6%, un segnale che permette alla Boj di prevedere per l'intero esercizio un'inflazione media dello 0,7%. Ecco quindi che il terremoto, drammatico per il costo in vite umane che ha imposto al paese, potrebbe rappresentare una sorta di big bang per l'economia, l'evento iniziatore di un nuovo corso positivo di crescita.

Storicamente la borsa giapponese si apprezza in corrispondenza di uno yen debole contro la moneta Usa (ma anche contro euro), per rendersene conto è sufficiente sovrapporre i grafici del Nikkei e quello del cambio dollaro yen e notare come le due curve tendano a seguire lo stesso percorso. Questo comportamento significa ovviamente che l'eventuale risultato positivo ottenuto dall'investitore domestico che compra strumenti legati all'azionario giapponese viene in parte ridotto dall'andamento del cambio. La volatilità delle azioni è tuttavia circa doppia rispetto a quella del cambio, quindi se la borsa si muove nella direzione giusta il risparmiatore è ragionevolmente certo di portare a casa un risultato netto positivo. Negli ultimi mesi la relazione inversa tra yen e Nikkei si è allentata, con il cambio stabile in un intorno dei 81/83 yen per dollaro e con un Nikkei invece in moderata crescita.

Difficile tuttavia credere fino in fondo alla prospettiva di un ulteriore incremento dei valori di borsa se anche il cambio non inizierà a mostrare un grafico in crescita, ovvero senza un yen cedente. Un segnale decisivo in favore dell'avvio di una fase di yen in calo contro dollaro Usa verrebbe al di sopra di area 85, top di aprile oltre il quale i prezzi potrebbero iniziare la correzione di tutta la discesa dai massimi di metà 2010. In caso di superamento anche di area 95 poi le possibilità di vedere salire ulteriormente le quotazioni sul grafico aumenterebbero considerevolmente, aprendo con buona probabilità la strada anche ad una fase di espansione duratura per la borsa.

 

La Stampa

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Giugno 2011 09:15
 
Giappone Harakiri politico
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News Dal Giappone - Politica e Economia
Scritto da Tommaso "masterplan2K5" Rossi   
Sabato 04 Giugno 2011 09:05

altDopo il terremoto, lo tsunami e il disastro nucleare di Fukushima, il premier giapponese Naoto Kan è sopravvissuto ancora una volta. Con un colpo di reni è riuscito a schivare le pugnalate che gli sono arrivate da ogni anfratto del suo malandato Parlamento. Due giorni fa la Camera bassa di Tokyo ha respinto con 293 voti contrari e 152 favorevoli la mozione di sfiducia sollevata contro il primo ministro. Lo hanno accusato di aver affrontato in modo "debole" la crisi seguita al cataclisma dell'11 marzo. Eppure l' Agenzia internazionale dell'energia atomica ha espresso ammirazione per il lavoro del governo dopo la tragedia.

Ma non è stata una reale vittoria. Per evitare di cadere subito, Kan ha dovuto promettere le dimissioni. Con ogni probabilità uscirà di scena in autunno, o comunque "non appena sarà passata la fase peggiore della crisi nucleare". Un compromesso umiliante, cui il premier è stato costretto dal suo stesso schieramento, il Partito Democratico (Dpj).

La principale disgrazia del Parlamento nipponico è proprio la guerriglia interna all'Esecutivo. Nelle fila del Dpj si agitano almeno un paio di correnti animate da shogun assetati di sangue. La prima è fa capo all'ex presidente Yukio Hatoyama, dimissionario l'anno scorso.

La seconda è guidata da quella vecchia volpe di Ichiro Ozawa, ex presidente del partito, oggi sotto inchiesta per non aver dichiarato delle tangenti (può sembrare cinico, ma in Giappone le mazzette sono ammesse, purché vengano dichiarate). Dopo aver fatto per giorni la voce grossa minacciando il ribaltone, Ozawa si è astenuto dal voto, ma ha lasciato benevolmente che gli ottanta parlamentari al suo seguito sostenessero il Premier. Anche le poltrone del Parlamento giapponese sono piuttosto comode.

Al termine di questa miserabile via crucis, l'unico risultato ottenuto da Kan è di aver guadagnato tempo. Nei mesi che gli restano conta di finanziare un extra budget per la ricostruzione. Verrebbe da pensare che dopo quello che é accaduto al Paese i parlamentari nipponici dovrebbero fare quadrato in vista del bene comune. Non è così. Gli obiettivi di Kan sembrano già oggi una missione impossibile. Se tra gli stessi membri del governo sono in pochi a non voler tagliare la testa del leader a colpi di katana, le cose ovviamente non migliorano volgendo lo sguardo agli avversari.

L'opposizione, guidata dal Partito Liberaledemocratico, controlla la Camera alta del Parlamento e per le prossime sedute ha promesso fuoco e fiamme. C'è davvero di che preoccuparsi.

L'Esecutivo è talmente frammentato che da solo non riuscirà mai a portare a termine le riforme di cui avrebbe bisogno per arginare il debito pubblico, che attualmente è pari al doppio del Pil. Pur di affossare l'odiatissimo Kan, i liberaldemocratici hanno già annunciato di voler adottare la tattica dell'ostruzionismo a oltranza. Perfino su quelle leggi da cui dipende la sopravvivenza stessa del Giappone.

Parliamo di una finanziaria speciale per la ricostruzione delle aree danneggiate dal sisma e dallo tsunami e di una nuova tassa sui consumi: soltanto un primo passo verso la resurrezione del Paese. Secondo il ministro dell'Economia, Kaoru Yosano, i costi complessivi potrebbero raggiungere i 184 miliardi di dollari.

"Il terremoto ha causato la contrazione del Pil, limitando i rifornimenti e fiaccando la fiducia e gli investimenti - ha spiegato il ministro - e il momento debole dell'economia continuerà probabilmente a lungo". Nel frattempo, per le popolazioni colpite dal disastro sono stati realizzati 30mila prefabbricati in meno rispetto alla tabella di marcia.

Come sottolinea in modo lapidario l’Economist, "il Giappone si trova ad affrontare la più grossa situazione di emergenza dalla fine della Seconda guerra mondiale con un governo azzoppato". In effetti, la paralisi politica del Paese è ben più antica delle recenti disgrazie. Kan è stato eletto appena nel giugno scorso: il quinto primo ministro in cinque anni.

Oggi è certamente più difficile per lui concentrarsi sulla ricostruzione se ogni giorno deve schivare i più diversi tentativi di sabotaggio. Mentre cerca di disinnescare il tradimento dei suoi alleati, il Premier deve guardarsi anche dal fondamentalismo ottuso e quasi certamente in malafede dell'opposizione. Nel complesso, il Parlamento giapponese sta mettendo in scena un gigantesco harakiri politico che appare lontano anni luce dall'etica dei samurai.


Altrenotizie

 
Salta il protocollo: Clinton dà la mano all'Imperatore e bacia l'Imperatrice
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News Dal Giappone - Politica e Economia
Scritto da Tommaso "masterplan2K5" Rossi   
Lunedì 18 Aprile 2011 08:53

 

altIl proposito di mostrare la piena solidarieta' per il tragico sisma/tsunami dell'11 marzo scorso ha forse spinto il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, a compiere una 'variante' al cerimoniale durante la visita di questo pomeriggio all'imperatore Akihito e alla consorte Michiko.
Invitata a Palazzo imperiale per un te', nel corso della sua breve tappa a Tokyo,invece di limitarsi ad un inchino e ad una leggera stretta di mano, la Clinton ha afferrato la mano di Akihito e l'ha agitata con vigore, e poi baciato sulla guancia l'imperatrice che, a sua volta, l'aveva accolta tenendole entrambe le mani.
L'Agenzia della casa imperiale ha ricordato che la coppia imperiale ha intrattenuto rapporti cordiali e di amicizia con l'ex First Lady fin dal 1993, quando accompagno' Bill Clinton, allora presidente Usa, al G7 che si tenne a Tokyo.
L'episodio ha subito richiamato alla mente quanto accaduto con il presidente Barack Obama, che a novembre 2009 si lancio' in un inchino definito "troppo marcato" da parte dei media americani e non solo.
Gli avversari politici, infatti, lo accusarono di indebolire il prestigio e l'autorevolezza della Casa Bianca, mentre lo staff di Obama derubrico' l'episodio "a semplice rispetto delle tradizioni giapponesi".
La tradizione vuole che l'imperatore del Giappone sia diretto discendente di Amaterasu, il dio del sole. Hirohito, padre di Akihito, rinuncio' alla condizione divina dopo la resa alla fine della Seconda guerra mondiale, mantenendo il ruolo di "simbolo e dell'unita' della nazione", in base alla Costituzione pacifista del 1947, senza pero' alcuna funzione politica.
Il Giappone e gli Stati Uniti collaboreranno per fronteggiare la crisi nucleare in atto e per ricostruire il Paese colpito dal sisma e dallo tsunami dello scorso 11 marzo.
Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, in visita in Giappone, ha offerto rassicurazioni sulla volonta' di Washington di fornire aiuti, mentre il ministro degli Esteri nipponico, Takeaki Matsumoto, ha promesso di "rendere pienamente disponibili" tutte le informazioni relative alla crisi in atto nella centrale nucleare di Fukushima.
La Clinton ha affermato di essere venuta in Giappone per "dimostrare i nostri forti legami di amicizia che affondano le loro radici nel cuore dei nostri popoli".

 

RaiNews 24

 
Ministro degli esteri si dimette: fondi illegali per 2100 Euro
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News Dal Giappone - Politica e Economia
Scritto da Tommaso "masterplan2K5" Rossi   
Lunedì 07 Marzo 2011 09:16

alt

 

Il ministro degli Esteri nipponico, Seiji Maehara, 48 anni, uomo di punta del Partito Democratico giapponese e futuro successore del Premier Naoto Kan si è dimesso a seguito dell'ammissione di aver ricevuto un totale di 250.000 yen (circa 2.180 euro) in contributi elettorali da una ristoratrice sudcoreana di 72 anni di Kyoto, considerati però illegali dalla legge giapponese che vieta le donazioni politiche effettuate da cittadini o enti stranieri al fine di non condizionare dall'esterno la politica dello Stato.

Parlando nel corso della conferenza stampa dopo la presentazione delle dimissioni presentate al premier Naoto Kan, Maehara ha escluso categoriamente di esserne stato a conoscenza, ma che dal computo degli elenchi risultano 50.000 yen annui dal 2005 al 2008 e, infine, nel 2010.

 

 
Il Giappone pronto a tagliare del 5% le tasse alle imprese. Al governo 1.000 miliardi di gettito in meno
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News Dal Giappone - Politica e Economia
Scritto da Tommaso "masterplan2K5" Rossi   
Mercoledì 15 Dicembre 2010 09:43

 

altNon c'è solo la leva dei tassi per rilanciare l'economia. Il Giappone (che peraltro ha azzerato il costo del denaro esaurendo l'arma monetaria) ha deciso di provare la sponda della fiscalità. È della notte, infatti, la notizia che il governo nipponico ha intenzione di proporre al Parlamento di abbassare di 5 punti percentuali l'imposta sulle società. Lo ha annunciato il primo ministro di centro-sinistra Naoto Kan: la tassa, ora fissata al 40,7% degli utili imponibili, potrebbe scendere al 35,7 per cento.

Questo cambiamento dovrebbe essere parte di una più ampia riforma fiscale che il governo intende far passare in Parlamento all'inizio del 2011 durante la votazione sul bilancio per l'anno fiscale 2011-2012 che inizierà il 1 aprile.

Il governo di Tokyo perderà gettito fiscale per 1.000 miliardi di yen
La notizia è stata ben accolta dalla sfera imprenditoriale (che continua a dare segni di cedimento dato che a ottobre la produzione è calata per il quinto mese consecutivo) anche se Kan non ha specificato come il governo compenserà la perdita di gettito fiscale, stimato ben sopra ai 1.000 miliardi di yen (9 miliardi di euro), con il Giappone che si trova di fronte un enorme debito stimato al 200% del suo Pil, la percentuale più alta nei paesi sviluppati.

 

Ancora in calo la produzione industriale
Per il quinto mese consecutivo cala anche in ottobre la produzione industriale giapponese che registra un -2% contro una stima di un -1,8% da parte del Meti. La flessione di ottobre riguarda principalmente il settore dei trasporti, quello dei componenti elettronici e il settore alimentare. Rispetto al 2009, la produzione industriale risulta comunque aumentata del 4,3% grazie alla migliorata congiuntura generale.

Popolarità del premier ai minimi
Il tasso di popolarità del primo ministro giapponese, Naoto Kan é sceso al livello più basso dal suo arrivo al potere sei mesi fa, toccando il 21%, secondo i dati pubblicati dal giornale giapponese Asahi Shimbun. Il tasso di malcontento, afferma il giornale, é salito di 8 punti in questo mese, per arrivare al 60%. Solo 21 persone su 100 (-6 punti) si dicono soddisfatti della politica del premier. In particolare sotto mira la politica estera nei confronti di Cina e Russia, paesi con i quali il Giappone ha avuto dispute territoriali.

 

IlSole24Ore

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Dicembre 2010 09:50
 
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