Missili Patriot per la difesa di Tokyo

La Corea del Nord non sarà più uno stato sponsor del terrorismo (visto che gli Usa l’hanno appena depennata dalla lista dei più cattivi), ma dal punto di vista di Tokyo continua a rappresentare la principale minaccia. Così dall’anno scorso, per difendere la capitale, sono stati installati i missili-antimissile Patriot più avanzati (i Pac-3) – che nel caso dovrebbero intercettare in volo i “Taepodong” nordcoreani -, testati il mese scorso in una località americana dalle stesse Forze di Autodifesa giapponesi.

 Il loro comandante in capo, il premier Taro Aso, si è presentato domenica, di mattina presto, in alta “uniforme” civile (abito di gala con cappello a cilindro) alla grande parata militare che si è tenuta nella base delle Forze Aeree di Hyakuri, nel comune di Omitama, prefettura di Ibaraki (un centinaio di km a nord di Tokyo). Un pubblico di 5mila persone ha potuto vedere i Pac-3, ai quali il Paese affida una componente essenziale della propria strategia di Difesa (molte altre batterie sono in arrivo, tanto più che ora possono essere prodotte in loco su licenza).

Aso ha colto l’occasione per parlare del ruolo del Paese nel contrasto alla minaccia del terrorismo internazionale: in particolare, ha dichiarato che “è impossibile per il Giappone scegliere di ritirarsi dalla missione nell’Oceano Indiano, in quanto membro della comunità internazionale”. La missione oceanica delle Forze di Autodifesa – così si chiamano le forze armate, in quanto la Costituzione in teoria proibisce l’esistenza di un dispositivo militare – offre supporto nel rifornimento di carburante e nella logistica alla coalizione guidata dagli Usa impegnata in Afghanistan. Per legge la scadenza è a gennaio, e Aso deve fare i conti con una opposizione parlamentare che già quest’anno è riuscita a far sospende la missione, sia pure temporaneamente.

 Si tratta di una partita politica delicata, in quanto il Partito Democratico di opposizione ora è più possibilista sulla missione, ma in cambio chiedere lo svolgimento immediato di elezioni anticipate, che Aso pare restìo a concedere ora che la popolarità del suo giovanissimo esecutivo è scesa al 42% circa. Entro fine mese, la legge di rinnovo dovrebbe comunque essere approvata. Aso ha anche sottolineato che le Forze di Autodifesa devono restare impegnate in iniziative all’estero finalizzate a contribuire alla pace (nonostante la decisione di chiudere l’esperienza dei ponti-aerei di rifornimento in Irak).

Nonostante il divieto costituzionale, il Giappone è tra i Paesi con uno dei budget più alti per la Difesa: la parata – che si tiene ogni anno, in alternanza tra forze di terra, di mare e dell’aria – ha mostrato un “range” completo per la difesa del cielo: dai Pac-3 alle evoluzioni degli aerei da combattimento F-15 e F-2; dalle operazioni di salvataggio con gli elicotteri della serie Uh fino alle acrobazie dei T-4 della squadriglia “Blue Impulse” (le loro Frecce tricolori). Rispetto alla precedente parata aerea del 2005, il capo di stato maggiore dell’Asdf, Generale Toshio Tamogami, ha ridotto il numero dei velivoli impegnati da 117 a 82, per risparmiare sui costi del carburante.

I rincari del combustibile stanno infatti costringendo a economie il settore della Difesa, il cui bilancio non cresce. Carburante escluso, la sfilata è costata 126 milioni di yen, circa 1,2 milioni di dollari. Lo scopo è anche quello di “avvicinare” Forze di autodifesa e cittadinanza, a parte il mostrare al mondo che il Giappone non è una “quantità trascurabile” nel settore militare.

 

Ilsole24ore

 

Tommaso Rossi

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