Costume e Società
Superstizioni e credenze in Giappone
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News Dal Giappone - Costume e Società
Scritto da Maria "Leaf" Maronati   
Venerdì 30 Aprile 2010 06:48

Quelle qui sotto elencate sono credenze popolari, superstizioni appunto, che però trovano ancora oggi largo assenso nella popolazione giapponese. E' quindi inevitabile scontrarvicisi una volta intraprese relazioni e scambi culturali.

Molte di loro parranno oscure ed incomprensibili, ma è importante tenere a mente che anche noi occidentali non siamo certo meno forniti di credenze, superstizioni e portafortuna. Consultate quindi questo prontuario con il cuore leggero con cui sorridereste a vostra sorella che  vi intima di gettare il sale appena rovesciato dietro la spalla sinistra...

 

baby

 

 

 

 

 

  • Quando i bambini perdono un dente dell'arcata superiore devono sotterrarlo sotto la loro abitazione, così che i nuovi dentini scendano ben dritti.  Se invece ne perdono uno di quella inferiore, devono lanciarlo sul tetto della casa;
  • Se si sputacchia un pò di saliva nelle orecchie del vostro bimbo prima che vada in acqua, quest'ultima non vi entrerà in profondità;
  • Se ti addormenti subito dopo aver mangiato, ti trasformerai in una mucca (che dormono subito dopo mangiato);
  • Se i fulmini ti cadono vicini e il tuo ombelico è fuori, il dio dei fulmini te lo farà sparire o avrai mal di pancia (state attenti al freddo degli acquazzoni);

 

night

 

 

   E ancora:

 

 

 

  • Se starnutisci due volte, qualcuno sta parlando di te.
  • Mai dare da mangiare ad una neo- sposa una melanzana colta in autunno. Il suo corpo diverrà freddo e non sarà gravida.
  • Non fischiare la notte o uno dei tuoi genitori morirà o un ladro o un mostro verranno a farti visita.  (Si rifà alla credenza che i "pali" richiamassero i ladri coi fischi, che i ladri fischiassero lavorando e che i serpenti vengono ammalliati dalle persone che fischiano).
  • Mai dormire con la testa rivolta a nord. (era usanza indirizzare a nord la testa dei cadaveri).
  • E' sconsigliabile tagliare le unghie la notte (夜爪yozume si pronuncia come 夜詰め, morte notturna).
  • E' sconsigliabile pronunciare la parola Shio (sale) la notte, perchè ricorda shi (morte). A tale proposito si consiglia di usare "cresta dell'onda" per indicare tale minerale.

 

luck

 

 

Le buone (e a volte note) notizie sono:

 

 

 

 

  • Mangiare primizie o pesci appena pescati garantiranno longevità;
  • Scamperai agli incidenti se ogni mattina mangerai un'umeboshi (prugne secche giapponesi)
  • Una borsa o un borsellino colorati di giallo porteranno soldi .
  • Indossare una cintura di pelle di serpente e avrai salute.
  • Porta fortuna schiacciare la cacca o che un uccellino te la faccia sulla spalla. (la parola fortuna, 運 un, è la stessa di cacca).
  • Se fai pipì su un verme,ti si ingrosserà il pene.

 

E' possibile sapere che tempo farà il giorno dopo lanciando una scarpa. Se questa cade "in piedi" sarà sole, di lato nuvoloso, a testa in giù pioggia.

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Aprile 2010 09:09
 
Inizia oggi a Tokyo il Festival del Cinema italiano
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News Dal Giappone - Costume e Società
Scritto da Tommaso "masterplan2K5" Rossi   
Mercoledì 28 Aprile 2010 08:50

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Il Festival del Cinema Italiano di Tokyo (28 aprile/4 maggio 2010) è arrivato al suo decimo anniversario.

L’importante evento che ha luogo nella capitale nipponica durante la Golden Week (la più importante settimana di festività nazionali giapponesi) è diventato ormai un tradizionale appuntamento per il pubblico di appassionati del nostro paese e del nostro cinema.

Quest’anno la selezione, effettuata da Asahi Shimbun e dall’Istituto Italiano di Cultura, comprende dodici film in prima visione giapponese e due omaggi a Marco Bellocchio e Giuseppe Piccioni.

Il Festival, organizzato da Cinecittà Luce S.p.A. con Asahi Shimbun e Istituto Italiano di Cultura, gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e del patrocinio di S.E. l’Ambasciatore d’Italia in Giappone. 

Nel corso di dieci anni questo evento, con più di cento film presentati e almeno trenta titoli che hanno trovato un distributore giapponese, ha riconquistato uno spazio di mercato che sembrava congelato agli anni ’70.

La riuscita del festival è dovuta anche alle specifiche identità degli organizzatori: Asahi Shimbun, colosso editoriale giapponese che accoglie i film e gli autori nella prestigiosa Yurakucho Asahi Hall di Ginza, l’Istituto Italiano di Cultura che, in accordo con le linee guida del Mae e dell’Ambasciata d’Italia, da 10 anni si impegna fortemente per la promozione del cinema italiano in Giappone, investendo in questo settore numerose risorse anche in termini economici.

Cinecittà Luce, infine, organizza il movimento del cinema italiano, dalla selezione per i critici giapponesi (sono stati visti quest’anno più di 60 film), alla delegazione artistica. L’edizione 2010 è rafforzata da una selezione che vede il ritorno di autori ormai cari al pubblico giapponese.

Sette dei film che verranno programmati a Tokyo sono di registi che il festival ha seguito e proposto in questi anni: Alessandro Angelini, Francesca Archibugi, Pupi Avati, Marco Bellocchio, Francesca Comencini, Davide Ferrario, Giuseppe Piccioni. Queste conferme sottolineano il valore positivo dell’esperienza.

E come in ogni edizione non mancano gli esordienti: il Festival lancia in Giappone Susanna Nicchiarelli e Giuseppe Capotondi, oltre a proporre per la prima volta il cinema secondo Fausto Brizzi, Giorgio Diritti e Luca Lucini. Un particolare omaggio verrà riconosciuto a Marco Bellocchio, protagonista indiscusso di questi dieci anni di Festival.

Il suo cinema, infatti, è particolarmente amato dalla critica e dal pubblico giapponesi e tutti i suoi film, da La balia in poi, sono stati presentati nelle varie edizioni del festival trovando quasi sempre un distributore sul territorio. Marco Bellocchio sarà a Tokyo per la presentazione di Vincere insieme a Francesca Calvelli, autrice del montaggio, e il 30 aprile terrà una lezione di cinema indirizzata agli studenti di regia presso la Scuola di Cinema di Tokyo.

Anche quest’anno l’Istituto Italiano di Cultura, nella sua prestigiosa sede, ospiterà l’anteprima e S.E. l’Ambasciatore d’Italia Vincenzo Petrone inaugurerà il festival il 27 aprile con il film Giulia non esce la sera di Giuseppe Piccioni, alla presenza del regista e della Delegazione artistica, accompagnata dal Presidente di Cinecittà Luce, Roberto Cicutto.

Per celebrare questi primi dieci anni del nostro cinema contemporaneo nel Sol Levante, l’Istituto Italiano di Cultura, in accordo con l’Ambasciata d’Italia e in collaborazione con Cinecittà Luce e Rai Trade, ha inoltre programmato una serie di appuntamenti speciali a partire dal 20 aprile fino al 5 maggio, quando verrà presentata per la prima volta anche la fiction Rai Il Commissario Montalbano e, in concomitanza con la festa giapponese dei bambini, il cartone animato Johan Padan a la descoverta delle Americhe di Giulio Cingoli.

La kermesse verrà affiancata dalla mostra Sogni di carta – Paper Dreams: esposizione di 70 manifesti originali dei più celebri film italiani realizzati tra il 1938 e il 1990, aperta all’Istituto di Cultura dal 15 aprile al 7 maggio.

Altra novità di questa X edizione, il Festival del Cinema Italiano si terrà per la prima volta anche ad Osaka con la presentazione di ben 7 dei 12 titoli del calendario di Tokyo nei giorni 7 e 8 maggio, in concomitanza con l’inizio delle attività della nuova sede staccata dell’Istituto di Cultura in questa importante città, nell’ambito del “Progetto Kansai”, promosso dall’Ambasciata d’Italia.

Selezione film

- Alza la testa di Alessandro Angelini

- Gli amici del Bar Margherita di Pupi Avati 

- Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli

- La doppia ora di Giuseppe Capotondi

- Ex di Fausto Brizzi

- Giulia non esce la sera di Giuseppe Piccioni

- Questione di cuore di Francesca Archibugi

- Solo un padre di Luca Lucini 

- Lo spazio bianco di Francesca Comencini

- Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario

- L’uomo che verrà di Giorgio Diritti

- Vincere di Marco Bellocchio

Omaggio a Marco Bellocchio e a Giuseppe Piccioni

- L’ora di religione di Marco Bellocchio

- Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni

Delegazione

Roberto Cicutto – Presidente Cinecittà Luce S.p.a.

Pietro Ietto – Direttore Generale Cinecittà Luce S.p.a.

Alessandro Angelini (regista) ALZA LA TESTA

Marco Bellocchio (regista), Francesca Calvelli (montatrice) - VINCERE

Giuseppe Capotondi (regista) - LA DOPPIA ORA

Giorgio Diritti (regista), Simone Bachini (produttore) - L’UOMO CHE VERRA’

Davide Ferrario (regista) - TUTTA COLPA DI GIUDA

Luca Lucini (regista) - SOLO UN PADRE

Susanna Nicchiarelli (regista) - COSMONAUTA

Giuseppe Piccioni (regista) - GIULIA NON ESCE LA SERA


BLOGOSFERA

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Aprile 2010 08:58
 
La povertà nell'era della recessione.
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News Dal Giappone - Costume e Società
Scritto da Maria "Leaf" Maronati   
Venerdì 23 Aprile 2010 08:58

 

homeless

 

Dalla crisi economia iniziata con il grande crack dei primi anni '90, il Giappone non è mai riuscito veramente a riprendersi e con il recente peggioramento della situazione le condizioni si sono fatte ben peggiori dei quanto previsto per più della metà della popolazione.

Il paese si è sempre tirato fuori dai discorsi sulla povertà, guardando anzi con una certa arroganza verso paesi come l'America che combattono da sempre per arginare il problema della soglia di indigenza. Tuttavia fu inevitabile, nell'ottobre 2007, che la dieta annunciasse per la prima volta che 20 milioni di giapponesi vivevano sotto la (stabilita per l'occasione) soglia di povertà.

Un vero shock per la popolazione, che dovette confrontarsi con una percentuale del 16%.di “nuovi poveri”, dato insidiosamente vicino a quello americano (17%).

 

homelessIl governo giapponese si vide costretto ad affrontare il problema apertamente, benchè risultò evidente che fosse già ben noto. Secondo le analisi prodotte, la povertà è peggiorata con il crollo del mercato immobiliare, fissando il reddito minimo per una famiglia di 4 persone a 22,000yen all'anno.

 

Come Masami Iwata, professore all'università femminile di Tokyo, ha sottolineato:” essere poveri in un paese ricco non significa vivere per strada o morire di fame, significa dover rinunciare ai servizi secondari e isolarsi dal resto della società. Si tratta di persone comunque in possesso di auto e cellulari”.

 

Il vero problema è che la società giapponese e ancor peggio il governo non si è mai preparato per arginare un problema che sembrava non sarebbe mai esistito in Giappone. Per questo una volta perso lavoro e casa, risulta quasi impossibile trovare aiuto e sostegno dagli enti statali. A peggiorare la situazione c'è il profondo senso di orgoglio e dignità che identifica l'individuo giapponese, che comporta convogliare tutte le proprie energie per mascherare la povertà mantenendo una facciata “middle class”, impedendo così circuiti di mutuo sostegno.

 

“ Stiamo creando una cronica classe povera di cui non sarà facile liberarsi. Il sistema scolastico impone ritmi e livelli molto rigidi, difficilmente raggiungibili senza corsi aggiuntivi e ripetizioni. Lo studente povero non avrà accesso a determinati percorsi e rischia di rimanere intrappolato in assunzioni a breve termine e lavori sotto pagati, impedendo un riscatto sociale” ha commentato Toshihiku Kudo, portavoce del gruppo no-profit Ashinaga che sostiene i bambini disagiati nell'area di Tokyo.

 

Sato working

Esemplare l'intervista del Tokyo Times fatta a una vedova 51enne, Satomi Sato, madre e “nuova povera”: “ Dopo la morte di mio marito, sapevo che non sarebbe stato facile, ma con i miei due lavori non riesco a pagarmi nemmeno le spese per le medicine. Mia figlia ha dovuto iscriversi al liceo e per permettermi la divisa e la tassa d'iscrizione ho dovuto ridurre a due i pasti quotidiani.”

Alla domanda se non si sentisse isolata e se, come le statistiche hanno dimostrato, altri intorno a lei fossero nella sua condizione: “Si, mi senso molto sola, ma preferisco non pensarci. So che in paese molti sono come me, ma lo nascondono, impedendomi di riconoscerli ed avvicinarli. Il mio cruccio più grande è di non poter permettere per mia figlia la scuola che desidera. Ho paura per il suo futuro ” dice sorridendo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Aprile 2010 09:24
 
Un viaggio nel mondo degli Host Club.
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News Dal Giappone - Costume e Società
Scritto da Maria "Leaf" Maronati   
Lunedì 19 Aprile 2010 06:57

 

Il fotografo Manabu Numata, dopo aver passato gli ultimi anni a fotografare gli Host Club più famosi del Giappone racconta al giornalista W. David Marx, ciò che ha imparato su questo mondo sconosciuto ed affaascinante.

Numata ha iniziato a scattare foto fi Host Club su richiesta del suo editore, ma senza troppo interesse. Il suo compito era ritrarre i volti dei ragazzi e mostrarli ai lettori del giornale. Mai avrebbe pensato di finire con una raccolta e successivamente con una mostra loro dedicata. Naturalmente per fotografare bisogna passare molto tempo con questi ragazzi, imparandone usi, rituali e segreti.

Innanzitutto la location, il quartiere a luci rosse delle città. E' sempre stato ritenuto che le clienti fossero le casalinghe, ma a sorpresa le principali clienti sono giovani attrici porno, hostess etc...

Probabilmente dovuto alla collocazione dei club stessi.

Queste donne sono attirate nei club proprio come deformazione professionale: passando tutta la giornara dedicandosi agli uomini, sentono il bisogno di essere in qualche modo ripagate con la stessa moneta. E naturalmente sono anche molto più ricche delle loro coetanee.

 

 

E quanto ai veri protagonisti, i ragazzi?

Hanno un'età media di 26 anni, molti vengono dalla campagna e non hanno nessun training particolare. Immancabile la pettinatura d'ordinanza e lampada fino a scurire la loro pelle altrimenti diafiana. Il tutto per essere il più in accordo possibile con le loro clienti. Ma ne esistono anche versioni più classiche o addirittura vecchio stile. Insomma, ad ognuna il suo.

Sono competitivi, lottano per scalare la piramide e raggiungere il livello di "preferito". Sono anche molto intelligenti, imprenditori di loro stessi, in grado di guadagnare molto e reinvestire il tutto. Una volta" in pensione" restano dietro le quinte, organizzando e supervisionando.

La vita di un host è molto dura e richiede molto self-control. Bisogna reggere l'alcol, bere molto e non esagerare per trattare sempre bene la propria cliente. I migliori host infatti, non sempre sono belli, ma sono quelli che sanno ascoltare e dedicarsi completamente alle clienti.

 

Numara sostiene che non si tratta di sfaticati perditempo, ma di ragazzi furbi, accorti ed in grado di sostenere ogni tipo di conversazione.

Tuttavia la critica più fastidiosa, a suo dire, è la supposta mancanza di individualità. E prorio per fugare questo preconcetto il fotografo ha organizzato una mostra che ritrae gli host singolamente, promettendo una nuova prospettiva sul mondo più famoso e taciuto del Giappone a luci rosse.

                                              

                                     

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Aprile 2010 07:24
 
Gli operai giapponesi.
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News Dal Giappone - Costume e Società
Scritto da Maria "Leaf" Maronati   
Martedì 13 Aprile 2010 06:57

 workers

 Spesso per le strade delle citta giapponesi è   possibile vedere lampadati uomini rudi vestiti in modo a dir poco particolare secondo gli standard giapponesi: pantaloni a "sacca" stretti alle caviglie, camicioni in cotone non lavorato e infradito. Una volta che l'occhio cade sopra la cinturona da carpentiere l'arcano viene subito svelato e bisogna trattenere un "Ahhh!" di sopresa. In effetti non credo di aver mai visto operai vestiti meglio di loro.

Questo "stile" è una vera e propria divisa (capo per il quale i giapponesi sfiorano la perversione...)sia maschile che femminile, chiamata" tobi shozoku" che li identifica distinguendoli da qualsiasi altro lavoratore persino nella rush hour.

Ovviamente si tratta principalmente di vestiti ritenuti pratici per il lavoro svolto: i pantaloni larghi (nikka-pokka) sono comodi e permettono libero movimento. Inoltre gli operai stessi li ritengono sicuri: in caso di caduta, è più probabile che si impiglino in qualche sporgenza.

 

 

dragonsakura

 

Esatto, anche queste divise sono state disegnate per essere usate da operai veri. Si tratta di un'azienda con sede ad Okayama che si è specializzata nella produzione di questo tipo di vestiario da lavoro. Il prezzo di un normale "tobi shozoku" si aggira sui 7,000 yen (30 euro c.ca) per una ca

micia, ovviamente i modelli qui sopra sono tutta un'altra storia, con prezzi fino a 30,000yen (230euro c.ca).

 

tigers

children''s

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Aprile 2010 07:49
 
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